Ungheria: il Parlamento boccia la riforma di Orbán sulle quote migranti UE

Scritto dasu 10 Novembre 2016

Nuova battuta d’arresto per il primo ministro conservatore Viktor Orbán, a capo del governo ungherese dal 2010: dopo il mancato raggiungimento 1478603810-orbandel quorum al referendum dello scorso 2 ottobre – con cui la popolazione era chiamata a esprimersi sulla ripartizione dei migranti tra i paesi membri decisa dall’Unione Europea – martedì il parlamento ha bocciato la riforma costituzionale voluta dal premier. Al centro della riforma c’era anche, nuovamente, la questione migranti, sulla quale nell’ultimo anno Orbán ha portato avanti politiche e retoriche fortemente nazionaliste e xenofobe: la modifica prevista avrebbe infatti impedito l’applicazione delle quote previste dall’Ue per la spartizione dei rifugiati tra gli stati membri.

 

Quella di martedì in Parlamento è stata in realtà una sconfitta di misura (131 hanno votato a favore della modifica a fronte dei 133 voti necessari) su cui però pesa l’astensione dei parlamentari di Jobbik, il partito di estrema destra che inizialmente aveva parteggiato per il governo in merito alla votazione della riforma. La destra sta infatti giocando strumentalmente la propria opposizione sul tema migranti dentro uno scontro di potere tutto interno ai delicati equilibri politici del paese, che vede il premier Orbán in crescente difficoltà. Oltre ai precari rapporti con l’Unione Europea, infatti, il primo ministro dovrà ora fare i conti all’interno dell’Ungheria con l’esito della votazione sulla riforma, che avrebbe dovuto mettere una pezza al fallimento del referendum di inizio ottobre.

 

Ne abbiamo parlato con Aron Coceancig, caporedattore della redazione Mitteleuropa di EastJournal:

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