TTIP: a volte tornano… ancora più orrifici

Scritto dasu 16 Marzo 2019

Sotto varie forme, in innumerevoli acrostici a seconda dei diversi partecipanti, molte sono ora le riemersioni di volontà dall’alto di intrecciare quei trattati che pochi anni fa hanno cercato di spalancare i mercati allo strapotere delle multinazionali e ai profitti delle lobbies che vorrebbero rimuovere ogni limite al controllo sugli scambi internazionali e per tutelarsi da eventuali proteste che potrebbero insorgere da qualche controllo sulla qualità e sull’effettiva genuinità delle merci vorrebbero avocare a se stessi gli arbitrati che potrebbero sorgere di fronte alla sofisticazione e alla pirateria scatenati da questa imposizione di consumi decisi dai vertici.

Alcuni anni fa si era bloccato questo processo che sembrava irreversibile, perché richiesto dal sistema stesso, dal Wto che aveva individuato questa soluzione di trattati al ribasso dei prezzi attraverso la riduzione della qualità e della imposizione di quei prodotti, spesso transgenici, trattati con glifosato, che nascondono sotto etichette allusive prodotti non autoctoni… e ora ci riprovano in modo ancora più subdolo, se possibile, laddove un parlamento europeo in scadenza dà indicazioni che apparentemente sembrano neutrali, ma che in realtà lasciano i singoli stati a confrontarsi con potenze che possono imporre il loro volere facilmente, improntando i trattati a quegli scambi capestro nocivi per i consumatori da un lato, e intanto ratifica accordi per materie esclusive, come nel caso del Ceta con il Canada: un atteggiamento schizofrenico e pilatesco, che lascia spazio alle manovre delle multinazionali.

Abbiamo voluto approfondire questi nuovi attacchi che hanno nomi più conosciuti come Ttip o meno, come Ceta, alcuni già proditoriamente sottoscritti, come due trattati tossici siglati dall’UE con Singapore, uno dei quali è un arbitrato Isds a favore di investitori stranieri e multinazionali, altri in via di ratifica con sotterfugi, con categorie in fibrillazione anche perché si sono già accettate varie scelte atlantiste franco-tedesche a detrimento di filiere lasciate senza programmazione (per esempio il comparto dell’orto-frutta) senza le dovute e attese compensazioni, tra silenzi e reticenze degli organi di informazione; chi meglio di Monica Di Sisto, vicepresidente di Fairwatch poteva accompagnarci per trovare lumi in questo ginepraio di sigle e accordi capestro?

Mai interrotta la truffa dei Trattati internazionali

 


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