La spartizione del Mediterraneo e strategie mediorientali

Scritto dasu 12 Dicembre 2019

Lo spunto per questa doppia diretta ci è stato offerto dall’accordo intercorso tra Erdoğan e Serraj per spartirsi il petrolio del Mediterraneo. Le reazioni internazionali a questo abuso sono state minime: una fregata italiana a difendere i giacimenti che l’Eni si era aggiudicata nel mare prospiciente Cipro – dimenticata in questa operazione, forse perché comunque la Turchia la considera integralmente di sua proprietà – e infatti  la Grecia ha espulso l’ambasciatore turco. Ma cosa si può immaginare in trasparenza dietro a questa sorprendente iniziativa? in quale contesto nei due paesi si va a inserire?

Lo abbiamo chiesto contemporaneamente a Murat Cinar e a Nancy Porsia, creando un bel cortocircuito che coinvolge l’intero scacchiere mediorientale.

In entrambi i casi da quell’episodio si è potuto allargare il campo, ai molti motivi di scontro e guerra aperta, di repressione e strategie, alleanze e affinità religiose (piegate a fare da foglia di fico per gli interessi geopolitici): il parlamentare Demirtaş malato non curato nel carcere di Edirne dove è ostaggio del regime, banche nazionalizzate per svuotarne i forzieri e sovvenzionare le infrastrutture che fanno da bacino di voti per l’Akp, e poi l’arabizzazione forzata del Rojava negli intenti di Erdoğan – e in questo ambito si registrano le affermazioni di Assad, disponibile a incontrare il presidente turco ma solo per ricordargli che è un invasore (ma in fondo anche Assad padre aveva operato un’arabizzazione della regione ai danni dei curdi); le due fazioni che si contendono il potere in quella che era la Libia sono sempre più internazionalizzate, con precisi appoggi agli uni o agli altri, con la presenza russa che condiziona protagonisti di entrambi i campi di questa guerra per procura, che è un risvolto di quanto è successo e sta accadendo in Siria, un paese che sta diventando modello anche per una nazione che non esiste più dalla fine di Gheddafi; l’attenzione turca si sta da tempo concentrando anche sul Nordafrica e la Libia dove Arabia Saudita ed Emirati, insieme all’Egitto del generale al-Sisi, sostengono il capo della Cirenaica Khalifa Haftar. Mentre Ankara, con il Qatar e in parte l’Italia, appoggia il governo di Tripoli, la città di Misurata e la Fratellanza Musulmana.

 

Ascoltate questa interessante disamina dei tanti problemi che si vanno a toccare a partire dai dubbi che sorgono spontanei di fronte alla notizia di un accordo unilaterale  nascosta tra le pieghe di notiziari indaffarati:

Si delineano chiaramente le strategie di alleanze e spartizioni mediorientali


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