El Salvador a 40 anni dall’omicidio di Romero: la guerra sociale non è mai finita

Scritto dasu 26 Marzo 2020

Il 24 marzo 1980 Oscar Romero veniva assassinato da un cecchino mentre diceva messa. Lui, storicamente conservatore, amico dei presidenti e delle famiglie dell’oligarchia, gradualmente ruppe con le 14 famiglie proprietarie del Salvador per schierarsi con i peones schiavizzati nelle piantagioni, che si erano ribellati scatenando la ferocia repressiva dei latifondisti con i loro bracci militare ed ecclesiastico. L’assassinio di Romero, ordito dagli squadroni della morte dell’ex maggiore Roberto d’Aubuisson, ha contribuito a far precipitare definitivamente El Salvador in una guerra civile di 12 anni che ha ucciso oltre 75.000 persone e ha visto commettere atroci violenze per mano dello Stato e di milizie paramilitari con il determinante contributo degli Stati Uniti.

Quarant’anni dopo l’assassinio, il neoliberismo imperialista continua a fomentare una guerra sociale senza fine in Salvador, rimasto “cortile di casa” degli USA, che nel frattempo deportano i migranti salvadoregni verso abusi e morte. Le relazioni capitalistiche di sfruttamento producono un continuum di violenza con livelli di disuguaglianza, povertà e emigrazione ancora più alti rispetto alla fine della guerra civile nel 1992.

Ne abbiamo parlato con Alfredo Luis Somoza, scrittore e giornalista:


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