Le molte scacchiere della Russia putiniana

Scritto dasu 4 Giugno 2020

Nasce prima la guerra ibrida russa, o è una risposta a una guerra ibrida occidentale?

Ieri Putin ha indicato la data, il 1° luglio 2020, come data per il referendum che deve sancire se il suo potere sarà sancito fino al 2036. Ma da dove proviene questo strapotere? Potrà la crisi economica, il crollo del prezzo del petrolio, il periodo postepidemico togliergli il consenso di un popolo la cui priorità è sopravvivere anche senza troppe libertà, con una democrazia approssimativa, passando sopra a metodi sbrigativi per far sparire oppositori, negare i diritti? Quando si parla di Russia c’è sempre il dubbio su chi abbia compiuto il primo passo in un certa direzione… Quanto sia giudicata strategica l’alleanza con la Cina, verso cui viene spinta la Russia indecisa se perseguire la sua vocazione europea, piuttosto che asiatica…

Dove si dissolve il Novecento come lo abbiamo conosciuto, ovvero con un nucleo forte sovietico a condizionare la storia, lì si compì uno iato con la fine di tutte le narrazioni. E con la pax americana l’Occidente ha pensato di aver surclassato l’Orientalismo, salvo poi ritrovarsi ora a dipendere dalle iniziative di Putin per risolvere i guazzabugli creati muovendosi come elefanti in una cristalleria; mosse interpretate da un raffinato giocatore come Putin come invasione di aree geografiche da contenere.

Su questa scacchiera bisogna valutare anche le disponibilità finanziarie, ma anche i rapporti di forza con  i competitori, astuzie e atrocità, personalismi autoritari e valutazioni di quell’interesse nazionale russo, che è stato al centro dell’altalenante barometro dei rapporti tra il sistema putiniano e l’occidente in questi vent’anni di potere anche feroce all’interno (i tanti morti ammazzati tra giornalisti e boiari, riducendo nella prima fase del potere sotto controllo gli oligarchi) e all’estero spregiudicato, ma forse meno di come lo si dipinge. L’ottica dell’allestimento della difesa da possibili invasioni esterne rimane il centro degli interessi della politica estera, ma anche la gestione della potenza nucleare, come gli interessi economici da salvaguardare regolano le scelte dello zar.

Abbiamo parlato di tutto ciò con Mattia Bagnoli, corrispondente da Mosca per l’Ansa:

spostare il punto di vista focalizzandolo su Mosca

 

 


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