La messa a lavoro forzata ai tempi di Poletti

Scritto dasu 3 Febbraio 2016

Giuliano Poletti, boss delle cooperative italiane, ministro del lavoro nel governo Renzi e papà del jobs act, lavora ormai alacremente su un nuovo progetto: il reddito minimo o di cittadinanza che dir si voglia. Ieri sono stati resi noti i beneficiari del sussidio e il suo montante: riservato agli italiani con un figlio a carico, il reddito di povertà raggiungerà la cifra iperbolica di 320 euro al mese. Il progetto, quindi, assomiglia più a una mancia e piuttosto che dare un’esistenza dignitosa a chi si trova in difficoltà sembra prendere atto che una grossa parte della popolazione dovrà vivere situazioni di miseria assoluta nei prossimi anni, basti pensare che la stessa ISTAT stima a 762 euro la barra sotto la quale si vive in povertà assoluta avendo un figlio a carico.

Una riforma dai contenuti ben modesti che arriva in Italia con un ritardo epocale (tra i paesi europei solo Grecia e Ungheria non possiedono alcun meccanismo di welfare universale) e che è accompagnata da inquietanti dispositivi di messa a lavoro tipici della fase di sviluppo che stiamo attraversando. Il ministro Poletti ha dichiarato lunedì che l’erogazione del sussidio sarà legata ad una serie di obblighi del beneficiario, tra le quali figura l’imposizione di accettare qualsiasi lavoro gli venga proposto. Un “percorso di re-inserzione sociale”, per utilizzare i termine della neo-lingua del public management, che prefigura il definitivo passaggio da un sistema di welfare a un sistema di workfare, aprendo la via alla privatizzazione del fu stato sociale. A fronte di una forte diminuzione del lavoro socialmente necessario a livello globale con il suo corollario di aumento permanente dei livelli di disoccupazione, in Occidente il lavoro si prefigura sempre più come dispositivo puramente disciplinare. Richiedenti asilo e i “poverissimi” italiani fungono da cavie per meccanismi di ristrutturazione della governance globale che, in tendenza, si generalizzeranno sempre di più.

Abbiamo discusso di questi temi con Davide Caselli, ricercatore all’Università di Torino che sta attualmente lavorando sulla questione della finaziarizzazione del welfare.

davidecaselli_r


Current track
TITLE
ARTIST