L’esercito iracheno entra a Mosul: l’operazione e gli interessi in campo

Scritto dasu 2 Novembre 2016

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A due settimane dall’inizio dell’offensiva contro lo Stato Islamico a Mosul, dichiarata il 17 ottobre dal premier iracheno Haydar al-‘Abadi, arrivano aggiornamenti dal fronte che annunciano un’effettiva entrata dei soldati iracheni a Mosul nel tardo pomeriggio di ieri per lanciare quella che secondo il capo dell’anti-terrorismo iracheno “è l’inizio della vera liberazione di Mosul”.
Gli interessi della missione della Coalizione Internazionale a guida Usa – che vede impegnate sul terreno soprattutto truppe dell’esercito iracheno, le milizie sciite irachene Hashd al- Shaabi e i peshmerga curdi – sono molti e vanno ben oltre quello della semplice lotta al terrorismo. All’interno dello scenario si mischiano ovviamente questioni geopolitiche ed economiche di ben altra portata e gli interessi in gioco non sono solo quelli del governo di Baghdad ma anche quelli di Turchia, Russia e Iran.
 
Un primo approfondimento era stato svolto il 19 ottobre 2016 con una diretta con Chiara Cruciati, corrispondente de il Manifesto e caporedattrice di Nena News Agency

Nella giornata di oggi abbiamo raggiunto ai nostri microfoni Michele Giorgio, corrispondente dal Medioriente per il Manifesto
Un estratto dall’articolo di Michele Giorgio per Il Manifesto di oggi (mercoledì 2 novembre 2016)
La battaglia strada per strada, casa per casa di Mosul è sempre più vicina. Unità speciali delle forze armate irachene lunedì notte sono entrate prima a Gojali e poi a Karama, sobborghi della “capitale” dello Stato islamico in Iraq, spingendosi all’interno per circa 5 chilometri. È solo una prima incursione ma per l’esercito di Baghdad aver rimesso piede a Mosul ha un alto valore simbolico. La vittoria però resta lontana e la riconquista della città potrebbe trasformarsi in un enorme bagno di sangue, di cui i civili sarebbero le prime vittime.

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