Sui venti di guerra in Medio Oriente

Scritto dasu 11 Gennaio 2020

Lo si sente ripetere dall’inizio della crisi: Stati Uniti e Iran non vogliono necessariamente la guerra e non hanno interesse a forzarne una, eppure se ne sono assunti il rischio fin dall’inizio. Una grande guerra in Medio Oriente in questo momento non la vuole praticamente nessuno: né l’Iran che soccomberebbe di fronte alla potenza militare americana, né il Libano in piena crisi economica, né l’Iraq segnato dalle proteste popolari contro il governo, né gli Stati Uniti, come infatti Trump si è affrettato a ribadire negli ultimi giorni. Neppure Israele e Arabia Saudita appaiono pronti alla resa dei conti con Teheran.

Quel che è certo è che l’uccisione di Qassem Soleimani per mano statunitense non ha diminuito l’influenza dell’Iran nella regione, né l’ha stabilizzata. Semmai è servita a ricompattare il fronte interno iraniano, con un Rouhani che necessariamente dovrà seguire la linea dei conservatori, ed a minare qualunque prospettiva di negoziato diplomatico tra Stati Uniti e Iran.

Abbiamo parlato dei venti di guerra in Medio Oriente, che attualmente sembrano attraversare una fase di de-escalation, con Nicola Pedde, direttore dell’Institute of Global Studies:

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