speculazione

Expo è stato un flop o no? Secondo l’AD Sala la kermesse è in attivo, ma fatti i calcoli, tenendo conto degli anni prima del 2015, quando la gran parte delle spese è stata fatta, il quadro è ben altro. Non solo. Cosa succederà delle aree che teatro dell’esposizione “universale”? Ne abbiamo parlato con Alberto, […]

Se già prima il “clima” a Parigi non era dei più sereni in vista della riunione dei potenti a discutere di riduzione di emissioni di Co2, ora, che le manifestazioni sarebbero annullate a causa delle limitazioni delle libertà dopo gli attentati del Daesh del 13 novembre, l’atmosfera è avvelenata dalle enormi differenze nei modi di intendere […]

Dopo l’incendio di qualche giorno fa forse l’amministrazione comunale vuole utilizzare l’evento doloso per accelerare la riconversione e soprattutto la svendita… Fassino è comparso sugli schermi dell’informazione di regime locale per rassicurare con una notevole faccia di bronzo sul fatto che lui non ha mai pensato a soluzioni che esulassero dall’ambito culturale, mentre i suoi […]

Quasi 300 persone hanno risposto ieri 16 luglio all’appello dell’Assemblea Cavallerizza 14:45 per dare vita a un momento di dibattito e discussione, che avrebbe dovuto vedere la partecipazione, annunciata da Passoni e altri assessori torinesi, delle istituzinoi, segnatamente il Comune, proprietario dell’antico Palazzo collocato nel centro della città e facente parte dell’area del Palazzo Reale, […]

La riqualificazione nel lessico del Comune di Torino si legge speculazione e quando  la giunta Fassino mette gli occhi su un angolo torinese come quello dei Giardini Reali – con alti alberi, ricordi di occupazioni storiche come il Fenix, l’Alcova e il Rosalia, le tre casette che vorrebbero trasformare in emettitrici di biglietti e bar, […]

Questa mattina abbiamo parlato con Andrea del Comitato Snia Rischiosa di San Paolo della manifestazione che sabato pomeriggio, 7 giugno, ha attraversato le vie del quartiere. Il corteo, molto partecipato, ha visto la la presenza di tanti comitati cittadini e degli abitanti di Cenisia e San Paolo che si oppongono all’ennesimo progetto speculativo nell’area. Punto […]

Prendendo spunto dallo sgombero di ieri del bar-libreria Rabél, abbiamo voluto allargare il discorso alle politiche di urbanizzazione che sottendono alle scelte speculative del comitato d’affari politico-finanziario dell’aministrazione torinese, esemplificativo di quelli che sono i criteri e le forme in cui opera il processo di degrado/riqualificazione di aree urbane volte a favorire la creazione di […]

Nel giorno dell’entrata in vigore delle nuove norme sui medici di base, mentre a Milano la proprietà annuncia il licenziamento di 144 lavoratori del S. Raffaele, a Torino rischia la chiusura il Valdese e, a ruota, potrebbe chiudere anche l’Amedeo di Savoia. Al posto del Valdese sorgerebbe una struttura residenziale per anziani: un buon affare per qualche cooperativa del parco del PD. Non sappiamo che sorte avrebbe l’area dove sorge l’ospedale per le malattie infettive, ma l’essere ai margini di una zona dove la speculazione ha giocato alcune delle principali carte degli ultimi dieci anni non può che alimentare legittimi sospetti.
Questi tagli si aggiungono a quelli già effettuati negli ultimi anni che hanno decretato la fine di ogni ipotesi di sanità territoriale a favore di mega ospedali, ammalati di elefantiasi burocratica come le Molinette.

Ne abbiamo parlato con Stefano, che con altre centinaia di persone ha partecipato al presidio di martedì in difesa del Valdese.

Secondo i calcoli fatti dall’assessorato ai Tributi, con le aliquote base, 4 per mille sulla prima casa e 7,6 per mille sulle seconde, il Comune dovrebbe incassare 256 milioni di euro, di cui circa 90 sulle abitazioni di residenza. Allo Stato andranno invece circa 160 milioni di euro. Il conto per i torinesi è di 416 milioni.

Quando a essere in vigore era la vecchia Ici, l’aliquota in vigore sotto la Mole era del 5,25 per mille. Quella prevista per il nuovo tributo è del 4 per mille, ma il decreto “Salva Italia” concede ai municipi di au­mentarla (o eventualmente diminuirla) di altri 2 millesimi. Per Torino, quindi, si potrebbe immaginare un’imposizione si­mile a quella della vecchia Ici. Ma a scom­binare le carte in tavola è appunto la rivalutazione degli estimi catastali. Pren­dendo ad esempio un alloggio popolare di due vani in un quartiere periferico, l’impo­nibile passerà dagli attuali 134.279 euro a 214.846 euro. E su questa verrà applicata l’aliquota maggiorata al 5,25 per mille. Se con la vecchia Ici si pagava infatti 601 euro al netto della detrazione di 103 euro, con l’Imu il contributo salirà fino a 1.128 euro, al quale si dovrà sottrarre una base di 200 euro e un’ulteriore detrazione di 50 euro per ogni figlio al di sotto dei 26 anni fino a un massimo di 600 euro. Nel caso di una coppia senza figlia si passerà comunque da 601 a 928 euro. Un aumento secco del 54 per cento.

Quella sualla casa è sempre più un’emergeza sociale. Tra nuove tasse, fitti alle stelle, mutui capestro sono sempre più quelli che perdono un tetto. Intanto a Torino, dopo le speculazioni di Spina Due e Spina tre potrebbe essere ai blocchi di partenza un nuovo blocco di cemento e affari tra lo scalo Vanchiglia e la Barriera di Milano.
Da molti anni invece non si fanno case popolari, poco fruttuose per la potente lobby del cemento e del tondino.

A Torino tuttavia sta crescendo la lotta per la casa, tra resistenza agli sfratti e occupazioni abitative.

Ascolta l’intervista a Renato Strumia, bancario, sindacalista ed esperto di questioni economich


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