Libia. Il gioco delle tre carte dell’Italia

Scritto dasu 28 Marzo 2017

Il 22 marzo un tribunale di Tripoli ha sospeso il memorandum d’intesa firmato dal premier del governo di unità nazionale libico (Gna) Fayez al Sarraj con il presidente del consiglio italiano Paolo Gentiloni il 2 febbraio. Il ricorso era stato presentato il 14 febbraio da un gruppo di sei persone, tra cui l’avvocata Azza Maghur e l’ex ministro della giustizia libico Salah al Marghani.
“Il memorandum sarà subito sospeso, fino al pieno svolgimento del processo”, ha scritto in una sentenza la corte d’appello di Tripoli. Il ricorso presentato dai sei libici contesta l’accordo tra l’Italia e la Libia sia nel merito sia nella forma. Da una parte, secondo i promotori, il governo di Al Sarraj non ha il mandato per firmare l’accordo sui migranti con l’Italia, perché non ha ancora ricevuto la fiducia dei parlamentari libici che si sono ritirati a Tobruk nel 2014. Il parlamento di Tobruk aveva definito l’accordo tra Libia e Italia “nullo” perché il governo di unità nazionale “non ha uno status legittimo”.
Secondo i ricorrenti, inoltre, l’intesa comporta impegni onerosi da parte di Tripoli, che non sono contenuti nel trattato di amicizia tra Italia e Libia stipulato nel 2008, a cui il memorandum fa riferimento. I libici hanno sollevato dei dubbi, inoltre, sui finanziamenti previsti da parte dell’Italia, che non sono stati quantificati, in cambio di un impegno altrettanto vago sul controllo dei flussi migratori da parte di Tripoli.

Intanto il 20 marzo Fayez al Sarraj ha partecipato a Roma al vertice dei ministri dell’interno di Italia, Libia, Austria, Francia, Germania, Malta, Slovenia, Svizzera e Tunisia sul traffico di esseri umani nel Mediterraneo centrale. I ministri europei hanno dato la loro disponibilità a inviare aiuti economici ed equipaggiamenti a Tripoli. Al Sarraj ha chiesto aiuti per 800 milioni di euro, oltre a quattro elicotteri e a venti imbarcazioni. Il commissario europeo per le migrazioni Dimitris Avramopoulos ha precisato che 90 dei 200 milioni di euro che l’Unione europea ha stanziato per combattere il traffico di esseri umani nel Mediterraneo centrale sono destinati alla Libia. Tuttavia le organizzazioni internazionali e le Nazioni Unite hanno ripetutamente denunciato i rischi di questo accordo che affida alla guardia costiera libica il pattugliamento delle coste.

La guardia costiera libica è infatti stata ripetutamente accusata di aver attaccato le imbarcazioni che soccorrono i migranti, di sparare contro i rifugiati e di aver provocato il naufragio di alcune imbarcazioni. Sotto accusa anche i centri di detenzione per migranti nel paese, sia quelli gestiti dal governo sia quelli gestiti dalle milizie, nei quali i migranti hanno spesso denunciato di essere stati vittime di torture, abusi e violenze di ogni tipo. Nei primi tre mesi del 2017 sono arrivati in Italia via mare 25mila migranti, le persone morte o scomparse nelle stesso periodo di tempo lungo la rotta del Mediterraneo centrale sono state 559.

Il governo Al Sarraj conferma la propria debolezza. Il primo ministro dell’unico governo internazionalmente riconosciuto, nei fatti è a malapena il sindaco di Tripoli, la capitale di uno Stato fallito, dove l’unico potere è nelle mani delle milizie che si contendono il territorio. I governi sono almeno tre, oltre a quello di Tripoli, c’è quello di Gwuill e delle sue milizie islamiche, mentre il padrone a Est è il generale Haftar, già fedelissimo di Gheddafi, poi in esilio ed ora a capo della Cirenaica, con il potente appoggio dell’Egitto e, più recentemente, della Russia, che sta allargando la propria sfera di influenza nel Mediterraneo meridionale.

L’Italia, pur essendo l’unico paese europeo ad aver aperto un’ambasciata a Tripoli gioca su più tavoli. Gli impianti ENI nella zona di Mellita, controllata da potenti e pericolose milizie, non hanno mai smesso di pompare petrolio da quando, nel 2014, è scoppiata la guerra civile nella ex colonia italiana.
La scorsa settimana il governo italiano, per la prima volta, ha inviato aiuti in Cirenaica. É sin troppo chiaro che non è una banale operazione umanitaria, ma un segnale chiaro al generale Haftar.

Il governo italiano gioca su tutti i tavoli una partita che, dietro le quinte, ha un solo vero protagonista, l’Ente Nazionale Idrocarburi, il cane a quattro zampe, che si aggira senza problemi in mezzo alla guerra civile, persino in zone dove anche per gli operatori dell’informazione è molto difficile entrare.

Ne abbiamo parlato con una di loro, Francesca Mannocchi, giornalista free lance, che ha più volte attraversato la Libia in guerra.

Ascolta la sua diretta:

2017 03 28 libia france mannocchi


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