lavoro

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Maria Rosa lavora in uno dei quei grandi punti vendita dove ormai siamo abituati a fare la spesa, ed è anche iscritta alla CUB e rappresentante sindacale. Stiamo parlando della grande distribuzione che ormai costituisce il 70 per cento del commercio. Anche qui come in altri luoghi, se non altro per le dimensioni e la […]

Con una circolare diramata lunedì 21 (5/2013), il ministero del lavoro stabilisce in merito ai contratti d’apprendistato che un datore di lavoro non incorre sanzioni in caso di inadempimento dell’obbligo formativo previsto dallo stesso contratto. Eventuali sanzioni, comunque evitabili sanando ipotetici “debiti formativi” con il reintegro delle ore di formazione evase, possono essere comminate al […]

  Stamattina dalle 6 nuovo picchetto al deposito centrale Ikea di Piacenza, bloccate tutte e quattro le porte del più grosso dei due magazzini, la polizia ha desistito dall’intervenire e in tarda mattinata i manifestanti hanno rimosso di loro iniziativa i blocchi. L’iniziativa, alla quale hanno partecipato decine di lavoratori più un centinaio di solidali […]

Approda in Consiglio dei Ministri il decreto legge sull’Ilva che consentirà la ripresa della produzione nello stabilimento superando di fatto il sequestro imposto dai magistrati, già non rispettato negli ultimi mesi per quanto riguarda l’area a caldo dello stabilimento dove si è continuato a lavorare nonostante l’ordinanza di luglio. Ancora una volta a tener banco […]

    Dopo la giornata di lotta di venerdì e le iniziative di solidarietà presso i punti vendita Ikea di sabato, lunedì 5 novembre è un altro passaggio importante della lotta dei lavoratori del consorzio CGS in appalto al deposito centrale Ikea di Piacenza: alle 18 in Provincia è in programma un nuovo incontro tra […]

Altra giornata di lotta per lavoratori del consorzio Cgs che gestisce il magazzino centrale dell’Ikea a Piacenza. Due giorni fa Ikea aveva imposto ai consorzi e alle cooperative di procedere con il licenziamento dei lavoratori più attivi nella lotta e nei picchetti iniziati il 17 ottobre scorso, tesi a ottenere i diritti che l’enorme deregulation […]

L’allarme per i morti di Taranto è rimasto per decenni inascoltato, ma il rischio per la produzione dell’acciaio ha prodotto repentinamente l’attenzione del governo. E’ il duro giudizio espresso dalla commissione ecomafie, che evidenzia nella sua relazione come il governo sull’Ilva abbia avuto “un vero risveglio’” quando, per il sequestro degli impianti,è stato possibile che […]

Oggi lo dicono tutti. Lo dicono tutti che era chiaro sin dal principio che il progetto “Fabbrica Italia” era un grosso bidone. Peccato che due anni fa nessuno degli opinionisti che oggi spandono saggezza sui nostri quotidiani lo abbia detto. Anzi! Il motivo forte che ha messo insieme destra e sinistra è stato quello della salvezza dei posti di lavoro, e quindi della necessità di accettare il ricatto di Sergio Marchionne prima a Pomigliano, poi a Mirafiori. La certezza del lavoro in cambio di tutele, salario, libertà sindacali.
In questi due anni negli stabilimenti si è mangiata disciplina e cassa integrazione, mentre, poco a poco si sta riassorbendo anche l’anomalia Fiom.
Sabato Monti andrà da Marchionne con il cappello in mano. Possiamo azzardare una previsione? Marchionne, una vero genio nell’arte di assorbire risorse pubbliche nei paesi dove ci sono gli stabilimenti Fiat, dall’Italia alla Serbia, passando per il Brasile, anche questa volta non se ne andrà a mani vuote.

Ne abbiamo parlato con Cosimo Scarinzi della CUB.

La riforma del mercato del lavoro del governo Monti è stata definitivamente approvata dal parlamento ieri 27 maggio 2012. La norma più colpita è l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori (l. 300/70) che prevedeva la reintegra del lavoratore illegittimamente licenziato nelle aziende che impiegano più di 15 lavoratori. Da oggi ciò non accadrà sempre, ma solo in alcuni casi: licenziamenti discriminatori o effettuati a causa della maternità o del matrimonio; licenziamenti disciplinari insussistenti o sproporzionati (ma in questo caso non spetteranno tutte le mensilità dal licenziamento fino all’effettiva reintegra: il tetto è di 12 mensilità). In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo (gmo), cioè dettato da motivi economici o comunque legati all’organizzazione del lavoro e della produzione, la reintegra potrà (e non necessariamente dovrà) essere applicata dal giudice cui è data totale discrezionalità al riguardo (anche qui con un limite del risarcimento a 12 mensilità) in caso di accertata “manifesta insussistenza” del motivo economico; negli altri casi spetterà un risarcimento da 12 a 24 mensilità. In ogni caso dal risarcimento andrà dedotto non solo quanto percepito dal lavoratore attraverso un altro lavoro dopo il licenziamento, ma anche “quanto avrebbe dovuto percepire dedicandosi con diligenza alla ricerca di una nuova occupazione”: è evidente il moralismo che sta dietro un inciso del genere. Prima però di licenziare per gmo dovrà essere stata esperita una procedura conciliativa avanti alla Direzione Provinciale del lavoro al fine di monetizzare il licenziamento: il verbale di questo tentativo di conciliazione finiranno nel fascicolo dell’eventuale causa ed il giudice dovrà tener conto anche del rifiuto di proposte conciliative in quella sede nella determinazione dell’eventuale indennità risarcitoria. Altra spia del moralismo sotteso a tutta la modifica del mercato del lavoro: bisogna essere flessibili, in entrata ed in uscita, sbattersi sul lavoro (se c’è) e sbattersi a cercar lavoro (quando non c’è). Insomma: tutta la vita al lavoro.
Ne abbiamo parlato con Simone Bisacca, avvocato del lavoro.

Il no profit colpisce ancora. In questo caso è la CSEA, consorzio per lo sviluppo dell’elettronica e dell’automazione, che gestiva corsi per conto dell’ente pubblico. I suoi 280 lavoratori e lavoratrici docenti e non docenti attualmente sono in cassa integrazione e da 4 mesi senza stipendio. E’ un vicenda complessa e non del tutto chiara […]

Continua la trattativa sulla riforma del lavoro che, qualunque sia il compromesso finale, si porterà via quel poco che resta di tutele contro lo strapotere dei padroni.
Abbiamo fatto il punto sulla questione con Stefano Capello della Cub

“L`azienda sapeva che le bombolette erano pericolose” Caso La Fumet. Nell`inchiesta spunta l`ipotesi del dolo. Sino al 2010 le bombolette integre o quasi e per qualche ragione da smaltire venivano spedite in uno stabilimento tedesco che provvedeva a trattarle. Quell`anno un operaio morì per uno scoppio durante la lavorazione e i tedeschi posero una condizione […]


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